Tour Bike Roma

Il GRAB – Grande Raccordo Anulare delle Bici è uno di quei progetti che a Roma fanno discutere e appassionano.
È grande, ambizioso, complesso. Spacca l’opinione pubblica, genera aspettative e frustrazioni. Ed è proprio per questo che merita di essere raccontato con uno sguardo più ampio, che vada oltre il singolo tratto o la singola polemica.

Perché il GRAB non è solo una ciclabile. È una idea di città.

Le origini: il Grande Sentiero Anulare

Prima ancora di diventare un progetto istituzionale, il GRAB nasce come intuizione.
L’idea del Grande Sentiero Anulare era semplice e potente allo stesso tempo: leggere Roma attraverso i suoi parchi, le riserve naturali urbane, le grandi ville storiche, la viabilità secondaria e i tratti di ciclabile esistenti, per costruire un itinerario pedalabile capace di attraversare la città senza forzarla.

Non una ciclabile ovunque, ma un progetto originale, che non rincorre altri modelli europei.
Una rete permeabile e adattiva. Profondamente romana.

A Roma serve un’altra intelligenza: un percorso che si infiltra, entra ed esce dai quartieri, alterna tratti protetti e tratti condivisi, si appoggia ai vuoti urbani e alle connessioni possibili.

ciclabile di Monte Ciocci
Sentiero di Villa Ada

Quando l’intuizione diventa progetto

Con il tempo, quell’idea ha incontrato le istituzioni.
Il Grande Sentiero Anulare è diventato il GRAB, è cresciuto di scala, si è strutturato, ha intercettato finanziamenti, competenze, regolamenti. Inevitabilmente, è diventato più complesso.

Quando entrano in gioco le amministrazioni, i progetti cambiano. Succede in tutti i paesi, succede ancora di più in Italia, e Roma non fa eccezione.

Il GRAB è diventato, in parte, un pachiderma: più lento, più articolato, più esposto al conflitto. Ma questo non lo rende inutile. Al contrario.

Un progetto che divide (ed è normale che sia così)

Il GRAB ha sollevato dubbi, critiche, opposizioni.
Ambientalisti, comitati, cittadini, tecnici: ognuno ha portato istanze legittime, soprattutto quando il tracciato tocca aree verdi, parchi storici, riserve naturali.

Queste tensioni sono parte del processo. Sono il segno che il progetto incide davvero sullo spazio pubblico.
Ora conta come affrontare il conflitto.

Il rischio, semmai, è che il dibattito si fermi al singolo tratto, perdendo di vista la visione complessiva e il valore sperimentale del progetto.

Ingresso ciclabile Lungotevere Ponte Risorgimento

Il GRAB come banco di prova

Al di là del risultato finale, il GRAB rappresenta qualcosa di raro per Roma: un progetto che ha richiesto una regia unica, un coordinamento tra enti, progettisti, competenze diverse, costringendo tutti a lavorare insieme.

Questo, da solo, è già un risultato.

Il vero valore del GRAB va oltre il fondo stradale o la segnaletica, ma il metodo che prova a costruire.
Un tentativo – imperfetto, faticoso, lento – di superare la logica dei singoli interventi isolati e ragionare finalmente in termini di rete.

Attraversamento Colosseo

Roma non è copiabile (e non deve esserlo)

Roma è una città unica al mondo e ha bisogno di soluzioni mirate.
Non è pensabile trasformarla in una capitale europea “standard”, e forse non sarebbe nemmeno auspicabile.

Pensare a una ciclabile a fianco di ogni marciapiede è irrealistico.
Questo non significa rassegnarsi al caos, ma accettare che l’evoluzione di Roma debba essere ispirata, visionaria, estrosa, capace di trovare formule adatte alla città senza stravolgerla.

Ed è qui che l’idea originaria del Grande Sentiero Anulare resta, secondo noi, estremamente attuale: una mobilità in grado di interconnettere assi ciclabili principali, corsie ciclabili, parchi di quartiere, riserve naturali urbane, grandi ville e la viabilità secondaria interna ai quartieri.

Parco Urbano di Fonte Ostiense
Ciclabile Lungo Tevere altezza Foro Italico

Anche se il GRAB è diventato altro, quell’idea non è morta.
Vive ancora al suo interno.

Un modello che può essere replicato

Ed è forse questo l’aspetto più interessante.

Il GRAB, nella sua complessità, può diventare un grande laboratorio urbano.
Ma l’idea che lo ha generato – quella del Grande Sentiero Anulare – è replicabile e scalabile a livello di municipi e quartieri.

Reti locali, più leggere, più agili, costruite partendo dall’esperienza reale di chi la città la attraversa ogni giorno.
Non in alternativa ai grandi progetti, ma in dialogo con essi.

Non più “se”, ma “come”

Il GRAB non è più una possibilità teorica.
È una sfida aperta.

Ora la domanda è come verrà realizzato, e con quale capacità di apprendimento collettivo. Perché il vero successo del GRAB vive anche oltre il completamento: nella possibilità di lasciare in eredità un modo diverso di pensare la mobilità e le connessioni urbane a Roma.

E da lì, forse, ripartire.

Riserva Naturale Valle dell'Aniene